Nel primo Novecento, lo Stato italiano decretò la rimozione dei dazi doganali interni, liberando Corso Francia dalle barriere e favorendo la circolazione.
Nel 1914, l'attivazione della linea tranviaria elettrica ridusse notevolmente i tempi di percorrenza tra Torino e Rivoli, rendendo i viaggi più comodi e puliti.
Nel periodo tra le due guerre mondiali, Corso Francia assistette alla prima vera massificazione del traffico automobilistico privato in Piemonte.
Nel 1950, i comuni dell'asse avviarono un piano urbanistico coordinato per regolare la costruzione di grandi condomini residenziali e servizi.
Il tram a rotaia lasciò spazio nel 1955 a una linea di filobus filoguidati, considerati più flessibili per l'intenso traffico automobilistico di quegli anni.
Negli anni Sessanta sorsero officine metalmeccaniche e industrie dell'indotto Fiat lungo la tratta rivolese, attirando operai da tutta Italia.
Venne ultimata la piantumazione dei doppi filari di platani lungo le corsie laterali, ridefinendo l'identità paesaggistica del Corso.
Con il restauro del Castello e la nascita del Museo nel 1984, la città di Rivoli rilanciò la propria immagine puntando sul turismo d'arte e sulla cultura.
Negli anni Duemila si sono avviati i progetti di prolungamento della metropolitana automatica di Torino lungo Corso Francia, prospettando un collegamento rapido del capolinea.
Oggi Corso Francia si propone come asse di mobilità sostenibile, con piste ciclabili, spazi verdi e una costante valorizzazione del patrimonio storico locale.